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Maria Grazia Calandrone
Vivavox, L’infinito mélo

un cd audio di sessanta minuti
e uno pseudoromanzo
ISBN 978-88-89829-96-7

Prezzo € 12,00

In me e nei poeti della mia generazione la voce è stata una scoperta tarda e di occasione. Nel cominciare a leggere in pubblico, ho istintivamente scelto di scomparire come essere umano sentimentale. Altrimenti mi sarei messa a piangere. Di amore, non di pena. E di riconoscenza per chi mi stava a sentire. Per voi che in quel momento condividevate l’assoluto silenzio del mio io.
.

Pare che Mallarmé leggesse a voce bassissima, quasi tra sé e Apollinaire con la monotonia delle filastrocche. Certamente più la poesia è lirica meno ha bisogno di enfasi.

Ritengo la lettura non espressiva quella che rende meglio la poesia così come si presenta sulla pagina: con i suoi ritmi, le sue cesure, i battiti di ciglia e tutti i suoi legamenti nervosi, gli scatti imprevedibili del suo piccolo corpo.

Prediligo dunque per istinto quella che possiamo definire “lettura bianca”.

[...]

Ma allora: forse anche i poeti vengono confermati nella loro esistenza dal fatto di essere sotto gli occhi di tutti? Quando un poeta cerca un pubblico credo cerchi legittimazione, perché egli stesso non è più certo della utilità – nessuna – del suo agire – e dunque non è più disposto a sopportare la completa inutilità del suo agire e intenderebbe divincolarsi dal nietzschiano “tempo dei separati”, al quale la sua disgraziata passione lo piegherebbe e diventare “corpo apparente”, “corpo appariscente”.

(MGC)

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