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Perché una nuova collana di poesia? Qualche anno fa apparve un sondaggio secondo il quale un italiano su sei, almeno una volta nella vita, avrebbe provato a scrivere una poesia. A prescindere dai numeri, è indubbio che milioni di persone si dedicano a questa forma di scrittura nel nostro paese. Questo significa che il pubblico della poesia è potenzialmente vasto. Basta guardare i dati e cogliere i segnali: fra il 2005 e il 2006 “la Repubblica” e il “Corriere della sera” hanno dedicato intere pagine alla scrittura in versi contemporanea; una rivista come “Poesia” vende diecimila copie ogni mese; la prima pagina dei maggiori quotidiani ospita periodicamente l’annuncio di una casa editrice che si offre di pubblicare, a pagamento, i libri degli aspiranti poeti; i libri di versi allegati ai giornali hanno sempre incontrato l’interesse dei lettori; le opere dei poeti piú famosi, da Alda Merini a Patrizia Cavalli e Valerio Magrelli, hanno dati di vendita interessanti; nell’ultimo anno e mezzo sono apparse ben sette antologie dedicate alla poesia del secondo Novecento, alcune delle quali pubblicate da grandi editori come Mondadori, Rizzoli o Einaudi.
Perché la poesia non vende in Italia? Per molte ragioni. Le collane che pubblicano poesia sono numerose, ma solo poche riescono a rendersi davvero visibili. Ci riescono lo “Specchio” di Mondadori e la “bianca” di Einaudi, grazie al loro prestigio, alla loro storia e alla loro distribuzione; non ci riescono numerose altre collane che non godono di una diffusione altrettanto ampia e di un prestigio altrettanto consolidato. Il lettore è spesso spaventato dalla scarsa selezione e autorevolezza delle poesie che ogni tanto legge in libreria. Molte collane escono con cadenze irregolari, accostano testi interessanti e testi pubblicati per amicizia nei confronti dell’autore o, peggio, a pagamento. La loro distribuzione è limitata, la loro veste grafica vecchissima e un po’ deprimente, tanto che spesso sembra di sfogliare pubblicazioni occasionali, quando non amatoriali. Noi eviteremo accuratamente questi errori.
Quali sono i tratti distintivi della nuova collana? La nuova collana si distinguerà per il suo catalogo e la sua distribuzione. Sceglieremo i testi con severità e rigore. Ogni anno verranno proposti quattro volumi: due opere inedite di poeti italiani e due di poeti stranieri. Fra gli italiani, privilegeremo gli autori che hanno pubblicato piú di una buona raccolta ma che ancora attendono una consacrazione definitiva. Terremo conto anche del dibattito suscitato dalle antologie di poesia italiana contemporanea uscite negli ultimi anni.
Quattro uscite annuali? Le quattro uscite sono il segno che abbiamo fiducia in questo progetto. Saranno proposte sulla base di un lavoro collettivo di critici e poeti coordinati da Alberto Casadei e Guido Mazzoni. Le traduzioni, con testo a fronte, saranno precedute da brevi saggi introduttivi. Le raccolte di poeti italiani saranno corredate da quarte di copertina che segnaleranno i loro aspetti salienti. Quanto ai poeti stranieri, la scelta sarà quella di presentare al pubblico italiano autori che, nei loro paesi, sono considerati dei maestri. Negli ultimi decenni gli editori italiani hanno tradotto pochissima poesia; alcuni autori ormai celebri, carichi di riconoscimenti e da anni candidati al Nobel, sono quasi del tutto sconosciuti da noi. “Arte poetica” proporrà un’antologia dei loro testi migliori. Cominceremo dalle maggiori letterature occidentali – quelle di lingua inglese, francese, tedesca e spagnola – per poi coinvolgere le altre. Oltre a lavorare sulla costruzione del catalogo, cercheremo di distribuire la collana affinché sia visibile nelle migliori librerie. Nulla come la circolazione semiclandestina dei libri allontana i lettori dalla poesia. Chi entra in libreria deve sentire che la poesia non è un genere residuale o minore, ma una forma d’arte in cui l’editore crede.
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